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Diario delle buone maniere.

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    Fading Gigolo

    Non ha senso raccontare la trama dei film, almeno non ha senso farlo in un blog, la trama la potrete trovare ovunque. A dire il vero anche le opinioni sul film le potreste trovare ovunque. Quello che non potreste trovare ovunque è la mia opinione che potrebbe non interessare voi, ma interessa me. Fading Gigolo (la traduzione italiana, come sempre banalizza un po’ i titolo), di John Turturro è un gioiello e la parte di Woody Allen non si può certo dire sia un semplice cameo. L’estrema semplicità della trama fa parte della bellezza della narrazione. Il film sembra essere stato suggerito a Turturro dallo stesso Allen tante e tali sono le situazioni tipiche della filmografia alleniana, più che un film di John Turturro con Woody Allen sembra un film di Woody Allen con John Turturro. Il resto? Beh il resto è la comunità ebraica di Brooklyn, NYC, where else?!

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    tierradentro:

“Golgotha”, 1900, Edvard Munch.

For Good Friday.

    tierradentro:

    Golgotha”, 1900, Edvard Munch.

    For Good Friday.

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    Rebloggato da: fluidofiume

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    Prima dei social

    Tutto quello che ho visto, fatto, letto e scritto prima di Twitter e Facebook, non è mai esistito…

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    Il mio acquisto alla National Gallery…

    Il mio acquisto alla National Gallery…

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    Tag: london

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    Armadi

    Beh, l’ideale sarebbe avere una cabina-armadio; è confortevole, non dà senso di soffocamento, ci si può fare qualche passo. Ho una vicina di casa ricca che ne ha una davvero imponente, foderata di legno di ciliegio, con pomelli di ottone, una cassettiera centrale per le cravatte…Va bene anche un capiente armadio a otto ante, certo ha la scomodità che come per i capi estate-inverno è necessario cambiare anta, almeno qualche volta. Io con il mio mi trovo piuttosto bene: è ampio, ha otto ante e in quelle ai lati ci si sta comodamente. Io quando torno da luoghi come Parigi, New York o Londra, mi ci chiudo sempre, per almeno una settimana, poi mi passa…

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    Tag: london

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    Walton Street, Chelsea, London, aprile 2014

    Walton Street, Chelsea, London, aprile 2014

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    Tag: london

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    London, 14 aprile

    L’ultimo giorno a Londra… Io sono di quelli che va all’aeroporto due ore prima come i dicato dalle compagnie, mio papà che prendeva solo il treno per tornare al paesello diceva, “meglio due o prima che due ore dopo”; mia moglie invece, essendo una vera signora, crede non sia chic arrivare troppo presto, e quindi è necessario arrivare ad un compromesso: cioè si fa come dico io. La giornata è comunque lunga e ci concediamo qualcosa che fa rizzare i capelli in testa ai veri viaggiatori, a quelli che preferiscono andare per mercatini dell’usato piuttosto che a vedere un museo. Ebbene noi questa mattina andiamo a Buckingam Palace a vedere il cambio della guardia. Vi dirò di più, ci faremo scattare una bella foto ricordo da qualche turista come noi! Così saranno contenti tutti i tu-mi-stufi che vanno a Londra “solo” per correre la maratona o per fare shopping in qualche bottega oscura. Sempre emozionante, sembra un gioco, un rito visto altre volte e rivisto alla tv ma che a noi animi semplici piace tanto. Poi a piedi attraverso Green Park torniamo sulla Piccadilly e poi, in bus, a Trafalgar; pranziamo al ristorante della National Gallery (che abbiamo visitato altre volte e alla quale abbiamo preferito qualcosa di nuovo). Già che ci siamo acquistiamo un magnifico oggettino: un manichino snodato per la copia dal vero (oggetto che mi piace sempre, visto il mestiere che ho fatto per tanti anni)… Poi ci aspetta un taxi per Victoria Station, il treno per Gatwick, l’aereo per Malpensa (sula quale sono in volo mentre scrivo questa nota con il mio I-Pad che fa tanto manager), poi la navetta e l’auto e poi, se Dio vuole, sarò ancora tra voi a raccontarvi qualcosa che ci salvi dalla banalità del quotidiano.

    Tag: london

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    London, 13 aprile

    Oggi è la Domenica delle Palme e siccome siamo credenti la meta nin può che essere una chiesa per la Santa Messa. Optiamo per la Westminster Cathedral accanto a Victoria Station (da non confondere con la Westminster Abbey); dopo la cerimonia delle Palme la direzione è Regent’s Park vista la scintillante giornata primaverile. Cosa volete che vi dica dei parchi inglesi?! Volete che vi dica l’ovvio? Ve lo dico: sono giganteschi, sterminati, curati fino all’inverosimile, sono luoghi sereni e sicuri; sono pieni di laghi e laghetti, pieni di fiori, insomma un paradiso. Il meno ovvio è che noi dovremmo semplicemente vergognarci di come sono tenuti i nostri quattro prati spellacchiati. I parchi urbani italiani sembrasempre debbano servire a qualcos’altro; qui il verde basta a sé stesso e l’oggetto del parco è la natura. Non è semplicemente uno spazio vuoto, una terra di nessuno. Nei parchi londinesi ci sono regole ferree ma anche un grado di civiltà dei loro frequentatori che nemmeno ci immaginiamo. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un continuo incanto. Dopo esserci rifocillati ad uno dei tanti ristoranti che punteggiano il parco e, considerando che non siamo qui per riposare, ci dirigiamo alla Wallace Collection, una collezione privata diventata nazionale per la lungimiranza con la quale gli inglesi sanno gestire il loro patrimonio artistico (anche qui tutto, ma prorpio tutto da imparare). Collezione d’arte, di arredi e di oggetti, imponente in un quadro d’insieme raffinato e colto. Amo molto visitare queste dimore private trasformate in piccoli musei, come la Frick Collection o la Morgan Library di New York, il Musée Nassim de Camondo o il Musée Carnavalet di Parigi. Mi faccio sempre tentare dai meravigliosi book shop, e naturalmente cedo. La nostra amica Valeria assidua frequentatrice di Londra ci consiglia una passeggiata in Walton Street a Chelsea, nuova meta dello shopping super-chic. C’è semore da crederle, non ha mancato un colpo nel darci consigli azzeccati e così dopo essere arrivati a South Kensington e aver scandagliato Chelsea eccoci anche a Walton Stree. Strabiliante via minimal e british, chic e discreta come ne ho viste poche altre al mondo. Ceniamo, sempre su consiglio di Valeria da Tom’s Kitchen, luogo molto cool (sinpuò dire vero?) dove una cameriera italiana cortese ed affabile, dice che se ne guarda bene dal tornare in Italia; finalmente oltre che fuori d’Italia, l’italiano sta imoarando anche ad uscire dal cliché della nostaligia del suolo natio. In fondo qui siamo a Londra non a Chiasso (che oltre ad essere fuori da suolo natio fa pure pena) e poi come dicevano gli anarchici dei primi del Novecento “… Mia patria è il mondo intero…”

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    Tag: london

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    London, 12 aprile

    Della passeggiata in riva al Tamigi mancava ancora un pezzetto, ecco che allora dopo aver preso il treno da Charing Cross al London Bridge, ci concediamo il pezzo che manca ovvero la Queen’s Walk fino al Tower Bridge attraverso i magazzini, le passerelle, i moli che da luoghi di fatica e sudore sono diventati splendidi luoghi di piacere, fitti di locali, ristoranti ma anche spazi per la lettura, lo sport, il passeggio. Attraversato il Tower Bridge e attravsato i bellissimi giardini della Torre di Londra, raggiungiamo con la subway la Saatchi Gallery, questa volta aperta. Le due esposizioni presentate sono originali e oltremodo interessanti, si tratta di Pangaea, new art from Africa and Latin America e New Order, la prima dedicata agli artisti cosiddetti emergenti dei due continenti e l’altra sui nuovi artisti inglesi. Naturalmente, al mio ritorno parlerò dettagliatamente di entrambe le mostre, ora, per non tediare tutti, passo oltre, in particolare ad Harrods, dove dopo aver visitato lo strabiliante Food Hall, non resistiamo (quando mai resistiamo a qualcosa?) e ci concediamo una pausa-pranzo al Galvin Demoiselle. Dopo il pranzo cosa c’è di meglio che due passi (3-4 chilometri), versi la Royal Albert Hall e poi attraverso Kensington Garden e Hyde Park fino ad una sperduta fermata della subway che ci riporta in hotel. Domani si corre la London City Marathon, la differenza tra noi e i runners sta solo nel fatto che noi non abbiamo il pettorale e loro non entrano nei musei… Per la sera scegliamo la tranquillità di Sheperd Market, dedalo di viuzze lastricate con bei locali, discreti e raffinati, il bello è che qui si arriva percorrendo Picadilly, (con visita d’obbligo a Fortumn & Mason),via dello sfarzo e dell’eleganza per eccellenza, passando davanti al lussureggiante Green Park, nome che è tutto un programma. Il ritorno a piedi fino a Picadilly Circus assorbe le ultime forze. È sabato sera e descrivere Covent Garden e Leicester Square diventa impresa improba. Sembra che tutta l’umanità brami essere in questa città meravigliosa…

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  11. Text post

    London, 11 aprile

    Come vagare per Londra per circa nove ore senza stancarsi? Semplice basta godere di ciò che si vede. E quello che abbiamo visto oggi è davvero tanto. Per incominciare una passeggiatina dallo Strand fino a Westminster, da buoni turisti con fotografia davanti a Horse Guard, Arco dell’Ammiragliato, Trafalgar, Westminster, Big Ben, poi Westminster Bridge, una sgambata fino a Lambeth Bridge, fino alla Tata Britain che dopo aver ceduto la parte moderna dalla collezione resta pur sempre una pinacoteca di prima grandezza orientata verso la pittura britannica, sempre un po’ trascurata. Si sa che all’arte non resisto mai ed allora una visita dettagliata a mostre e collezioni non me la toglie nessuno. Tra le altre cose, metto finalmente le mani, nel bel bookshop delle Tate, su un bellissimo volumetto di un artista che rincorro da tempo, si tratta di L.S. Lowry…(perdonate la considerazione molto personale). Dal museo poi attraverso il bel quartiere residenziale di Pimlico fino al tube per arrivare a Warwick Avenue. A far che? Direte voi… Per prendere un battello a Little Venice, sì perché Londra oltre che dal Tamigi è percorsa da canali e qui non si perde mai l’occasione di sfruttare qualcosa (esattamente il contrario di quanto si faccia in Italia); ed ecco che dopo aver pranzato pied-dans-l’eau sulle rive del bacino incrocio di due canali il Grand Union Canal e il Regent’s Canal, ciimbarchiamo su una fascinosa imbarcazione condotta da due lupi di canale che ci fanno navigare sopra e sotto le strade di Londra fino a circumnavigare il favoloso Regent’s Park. Un percorso da fiaba tra case vittoriane, passeggiate fluviali, ponti e tunnel, reperti di archeologia industriale mirabilmente recuperata: un viaggio a metà tra Dickens e Jack Teh Ripper, una Londra davvero mai vista. Sbarchiamo sollo il Pirate Castle a Camden Block, quartiere che vide la nascita dei primi punk e che ora è un colorito (in questi casi si dice così), luogo di contaminazioni etniche e culturali. Il mercatino di Camden è una specie di intruglio di profumi e colori (anche in questo caso si dice così) di culture e colture: dalla frutta esotica ai dischi di vinyle, dagli infusi alle erbe agli anfibi di Jonny Rotten, il tutto stipato in un susseguirsi di capannoni industriali, cortili, ex centrali elettriche. Non so se ho reso l’idea ma credo assolutamente di no. È l’ora di sgranchirsi le gambe e allora cosa c’è di meglio che entrare dal lato nord di Regent’s Park e attraversarlo tutto nella sua imponente lunghezza fino a Park Square Gardens attraverso l’elegante Broad Road? A Regent’s Park, alberi, fiori, fontane, panchine sono come in posa davanti ad una macchina fotografica. Senza parole. Poi non ci resta che scaraventarci nel tube e farci sputar fuori a Charing Cross due passi dall’hotel. Per la prima parte della giornata cirei che può bastare. Prima di cena abbiamo un incontro con Sara, nostra amica che vive qui, beviamo qualcosa con lei a Covent Garden; è bello sentire da lei e dal suo compagno che qui vivono bene e che a Londra mai si sono sentiti in alcun modo discriminati, è bello sentire che i loro colleghi di lavoro sono nati in moltissime parti del mondo, lontanissime tra loro e che ciò che li accomuna è vivere in questa megalopoli di dodici milioni di abitanti. Penso già che quando tornerò in Italia dovrò vedere un noto esponente politico che sfoggia una patetica felpa con scritto sopra “Milano”, non per la incolpevole Milano, s’intende, ma per la sua espressione ottusa e gretta di colui che proprio non capisce che il mondo non nasce a Luino e finisce a Venegono Inferiore… Dovrebbe risparmiare sulle felpe e concedersi qualche soggiorno a Londra o a Parigi, a New York o a Berlino. Per restare in tema di latitudini e longitudini ceniamo in un ristoranteTaillandese, Patara; non saprei proprio dirvi cosa abbiamo mangiato, comunque era tutto molto buono. Torniamo a piedi a Oxford Circus e attraversiamo il letterale delirio di Carnaby Street e Leicester Square, si sa, è venerdì sera e qui il venerdì sera non passa certo inosservato (veramente nemmeno gli altri giorni). Centinaia di migliaia di persone gremiscono le aree pedonali e i locali, torma di persone si riversano nel tube, folle urlanti e gaudenti cantano il loro profano inno alla vita. Ho sempre desiderato scrivere la Comedie Humaine, per il web. A domani.

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  12. Text post

    London, 10 aprile

    Southwark è una piccola cattedrale neogotica proprio sotto il London Bridge, ed è da lì che inizia la passeggiata mattutina sulle sponde del Tamigi. Una zona compltamente trasformata che, probabilmente, nel Bel Paese sarebbe diventata un posto poco raccomandabile…È qui che il senso di una Londra acuqtica, portuale e persino marina si percepisce negli odori, nei suoni e nell’aria di porto che vi si respira. All’ombra dei nuovi e scintillanti grattacieli gli attraversamenti sotto i viadotti stradali sono di un fascino irresistibili, pieni di locali che furono prigioni, di negozi di fiori che un tempo erano magazzini di granaglie e di librerie che sono state topaie. Un luogo dal fascino assoluto. Attraverso la Hay’s Galeria, una sorta di Galleria Vittorio Emanuele in riva al Thames rinata dai ruderi di cui ho detto, raggiungiamo il Globe Theater, di Shakesperiana memoria; fedelmente ricostruito esattamente dove sorse nel XVII secolo, ci riporta alla Londra elisabettiana di John Dowland e di Romeo e Giulietta… Ora il passaggio diventa più arduo poiché da sottopasso in sottopasso da vecchi moli a pontili rinati eccoci davanti all’imponente camino della centrale elettrica in mattoni che da anni ospita la strepitosa Tate Modern; la visitai appena inaugurata molti anni fa quando ancora il Millennium Bridge era ancora in costruzione. La collezione è di prim’ordine, le mostre temporanee di altissimo livello. Pranziamo in uno dei più bei café-restaurant che ho mai visto in un museo (al pari di Georges al Centre Pompidou e al MoMa Restaurant a NYC). Attraversiamo il Millennium Bridge sotto un solo scintillante. Davanti alla Cattedrale di St. Paul ci aspetta andrea, un nostro amico che lavora nella City; un puacere rivederlo qui… Dopo una visita al vecchio London Stock Exchange, diventato un elegantissimo spazio per lo shopping con un ristorante imponente al suo centro. La City è sempre un luogo che lascia esterefatti (o almeno lascia esterefatto me che sono un inguaribile provinciale), uno di quei luoghi dove percipisci che tante polemiche e discussioni che nel nostro paese sembrano capitali, in realtà, alla luce di ciò che si percepisce qui, contano quanto contano gli ornitologi per gli uccelli, per fare un po’ di humor inglese. Per la sera ci siamo riservati una chicca, siggeritaci da una cara amica, Valeria, assidua frequentatrice di Londra: si tratta del ristorante Sketch Di Conduit Street. Locale davvero impareggiabile, arredo vintage di gran classe, quattro diversi ristoranti… Toilette, sì avete letto bene, toilette da vedere e fotografare: uova insonorizzate in ambiente psichedelico, scale bianco latte ovattate. So che farsi selfie nei bagni è poco raffinato se non proprio da bimbeminkia, ma sfido chiunque a resistere davanti ad una cosa del genere. Mi conforta il fatto che alcuni ragazzi di Roma hanno espresso lo stesso incindizionato parere: ” Praticamente semo venuti da Roma per anna ar cesso de ’ sto posto”. Mi conforta sapere che qualcuno è dello stesso parere. Per il dopocena una magnifica passeggiata fino a Mayfair, uno dei luoghi più belli e raffinati che abbia mai visto. Il discreto ed elegantissimo Connaught Hotel non poteva che essere lì. Intorno Stella Mc.Cartney, Hermes, e tutto l’armamentario del lusso che più lusso non si può. Ritorniamo dalla vivacissima Oxford Street passando davanti all’imponente mole di Selfridge che più che un grande magazzino ricorda l’altare della patria

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  13. Text post

    London, 9 aprile

    Non ero mai atterrato a Gatwick, un po’ lontano anche se un bel treno ci porta nel cuore di Londra a Victoria Station e poi da lì con un balck cab è un attimo raggiungere lo Strand Palace Hotel (proprio di fronte al Savoy) ma con il vantaggio di non essere così esoso (il ché in una città piuttosto cara, non guasta). Sbarazziamo il campo da un equivoco: mi sento sempre a casa mia a Parigi (anche perché la casa è davvero mia), altrettanto mi sento a casa a New York ma non mi sento a casa mia a Londra. Eppure è una città che non potevo trascurare ancora (e non credo di scoprire l’acqua calda). Dany è un’infaticabile ricercatrice e non si è fatta sfuggire le novità degli utlimi anni e le questioni più alla moda. Tra questa ecco Neal’s Yard uno di quei quartieri che si somogliano tutti a Londra come a New York, fatti di negozi di moda (e mode) stramberie eleganti ed esclusive, ristoranti vegani, carterie, gioielli etno-chic e tutto l’armementario della cose belle. Pranziamo a Covent Garden che oltre ad essere luogo di celebri teatri è anche un incantevole mercato sotto volte in ferro. Grande vivacità e cibo senza infamia né lode (beh non siamo a Parigi, questo lo si sapeva). Dopo pranzo ci aspetta la Saatchi Gallery. Posto incantevole, giardino all’altezza della tradizione green di Londra; peccato che la galleria sia chiusa, perché un connazionale, tale Armani Giorgio l’ha sequestrata per un evento privato… Ma naturalmente non mi scoraggio per così poco, riprovo domani. Ci ributtiamo nel tube, un riposino non guasta. l pomeriggio non resistiamo all’attrazione magnetica della nuova opera di Renzo Piano, The Shard, il grattacielo più alto d’Europa, ma anche il più bello ed anche uno dei più belli mai visti. Il panorma dal settantaduesimo piano è di conseguenza. Ci arriviamo dalla stazione ferroviaria di Charing Cross fino a London Bridge. Eccomi di nuovo davanti ad un’opera del mio architetto prediletto. Sono passati un po’ di anni quando, nell’aprile del 1980 vidi per la prima volta il Centre Pompidou a Parigi, ma l’emozione è sempre grande, come grande fu quella vedendo la Pinacoteca Agnelli al Lingotto di Torino o la sede del New York Times a New York o la Morgan Library sempre nella Grande Mela…ceniamo a Soho, ancora ubriachi di questa nuova grande bellezza italica…

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    Rebloggato da: detteaq

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