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Diario delle buone maniere.

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  1. Text post

    Trame

    Strana mostra quella della Triennale di Milano vista sabato scorso. Ho sempre nutrito un certo sospetto sulle mostre fatte per dimostrare qualcosa. E qui si rischiava di voler dimostrare che il materiale sia duttile, prezioso, bello da vedere. Per dimostrarlo si sarebbero dovute ammucchiare opere e oggetti che lo dimostrassero. Il rischio è stato corso, ma le opere d’arte sono talmente belle che la ricerca sui materiali passa un po’ in secondo piano (per fortuna). E così sotto i mostri occhi scorrono opere di Carol Andre, Marco Bagnoli, Pier Paolo Calzolari, Joseph Beuys, Luciano Fabro, Eliseo Mattiacci, Gilberto Zorio, Anselm Kiefer, Marisa Mertz, per citarne solo alcuni. Poi una bella e selezionata serie di oggetti di design (vero e non appiccicaticcio), per finire nell’architettura col magnifico tetto della grandiosa Torre Velasca e il mai dimenticato “Teatro del Mondo” di Aldo Rossi per la biennale del 1979; lo ricordo ancora navigare sul canale della Giudecca trainato dai rimorchiatori, ed ora ho qui davanti a me, oltre che ai prospetti fatti da Aldo Rossi, anche la favolistica cuspide in rame. Per il resto, apparati tecnologici, cavi e attrezzi vari, li ho visti più che guardati, ma era normale che andasse così…

  2. Post di Citazione

    …Buona parte di ciò che si presenta oggi come critica del design e della comunicazione visiva è critica senza teoria. Più in generale una critica che, in sostanza, non c’è o meglio non può esserci perché manca il quadro teorico…

    — Giovanni Anceschi in “Linea Grafica”, agosto 1997

  3. Post di Foto

    Questi siamo noi tre. Due Mariulin e Ford Beckman  a Biumo. Dov’è Biumo? E’ qui vicino, in provincia di Varese dove Giuseppe Panza di Biumo, discendente da una famiglia di nobili origini, grande collezionista d’arte ha raccolto a casa sua prima e a  Villa Menafoglio dopo, un’imponente collezione d’arte contemporanea. In questa foto ci sono anch’io (e il mio doppio), discendente da una famiglia di nessuna importanza sono però riuscito a vedere tante belle cose, come questa favolosa sala dedicata a Ford Beckman, grande astrattista contemporaneo che sembra avere più interesse per le cornici che per le opere, anzi le opere sono quasi sempre le cornici stesse. Inutile che vi scandalizziate, anche la cornice del Tondo Doni di Michelangelo, dono di Jacopo Doni a Maddalena Strozzi sua sposa, davanti al quale andate tutti in brodo di giuggiole aveva una cornice importantissima, una specie di trattato neo-platonico. Quindi non venite ora a dirmi che lo sapete fare anche Voi perché vi risponderei che allora potevate farlo e non dirlo. 

    Questi siamo noi tre. Due Mariulin e Ford Beckman  a Biumo. Dov’è Biumo? E’ qui vicino, in provincia di Varese dove Giuseppe Panza di Biumo, discendente da una famiglia di nobili origini, grande collezionista d’arte ha raccolto a casa sua prima e a  Villa Menafoglio dopo, un’imponente collezione d’arte contemporanea. In questa foto ci sono anch’io (e il mio doppio), discendente da una famiglia di nessuna importanza sono però riuscito a vedere tante belle cose, come questa favolosa sala dedicata a Ford Beckman, grande astrattista contemporaneo che sembra avere più interesse per le cornici che per le opere, anzi le opere sono quasi sempre le cornici stesse. Inutile che vi scandalizziate, anche la cornice del Tondo Doni di Michelangelo, dono di Jacopo Doni a Maddalena Strozzi sua sposa, davanti al quale andate tutti in brodo di giuggiole aveva una cornice importantissima, una specie di trattato neo-platonico. Quindi non venite ora a dirmi che lo sapete fare anche Voi perché vi risponderei che allora potevate farlo e non dirlo. 

    Note: 1 nota

    Tag: beckman biumo

  4. Post di Foto

    
Bernie Wrightson’s Frankenstein.

    Bernie Wrightson’s Frankenstein.

    Note: 6 note

    Rebloggato da: whenwewerecool

  5. Post di Citazione

    … Non raccontare mai nulla a nessuno. Se lo fate, finisce che sentirete la mancanza di tutti…

    — J.D. Salinger

    Note: 17 note

    Tag: salinger

  6. Post di Foto

    Robert Doisneau ed io a Milano. Quello dietro di me è lo “Spazio Oberdan” a Milano nel febbraio 2013. Ospitava una mostra fotografica di Robert Doisneau, il fotografo più fotografato di tutti i tempi, sì perché il suo “Bacio all’Hotel de Ville” ha davvero stufato l’universo mondo! Non c’è anima in preda alle follie dell’amore che non inserisca sui social network questa fotografia (che è pure una messa in scena per stessa ammissione del suo autore). Non che Robert Doisneau non sia stato un grande fotografo, tutt’altro, ma vedere troppo un’immagine finisce con lo svilirla. Così io che non sono il primo che passa (magari il secondo o il terzo), ho messo tra me e lo sticcehvole bacio di Doisneau un bel vetro con tanto di riflesso che se lo lascia intuire, almeno non ve lo sbatte sul muso. Poi se volete un consiglio oltre a Doisneau ci sono Lartigue, Stieglitz, Cartier-Bresson, Atget, Wegee ed una altra vagonata di grandi fotografi che non conoscete e che valgono molto, certo non ci sono davanti io, ma non si può avere tutto…

    Robert Doisneau ed io a Milano. Quello dietro di me è lo “Spazio Oberdan” a Milano nel febbraio 2013. Ospitava una mostra fotografica di Robert Doisneau, il fotografo più fotografato di tutti i tempi, sì perché il suo “Bacio all’Hotel de Ville” ha davvero stufato l’universo mondo! Non c’è anima in preda alle follie dell’amore che non inserisca sui social network questa fotografia (che è pure una messa in scena per stessa ammissione del suo autore). Non che Robert Doisneau non sia stato un grande fotografo, tutt’altro, ma vedere troppo un’immagine finisce con lo svilirla. Così io che non sono il primo che passa (magari il secondo o il terzo), ho messo tra me e lo sticcehvole bacio di Doisneau un bel vetro con tanto di riflesso che se lo lascia intuire, almeno non ve lo sbatte sul muso. Poi se volete un consiglio oltre a Doisneau ci sono Lartigue, Stieglitz, Cartier-Bresson, Atget, Wegee ed una altra vagonata di grandi fotografi che non conoscete e che valgono molto, certo non ci sono davanti io, ma non si può avere tutto…

    Note: 1 nota

    Tag: doisneau milano

  7. Post di Citazione

    …Arrivando da lontano l’isola (di cui non esisteva la forma su nessuna mappa), si riconosceva come diremmo oggi di una città americana, dalla skyline. E se c’erano due isoledal profilo molto simile, come se fosserodue città che hanno entrambe l’Empire State Building o le Twin Towers (quando c’erano). Si approdava sull’isola sbagliata, e chissà quante volte si è fatto (…) Come diceva Plinio, certe isole fluttuano sempre…

    — Umberto Eco, “Storie delle terre e dei luoghi leggendari”

    Tag: eco isole

  8. Post di Foto

    Uno dei motivi per cui mi dispiace essere calvo è che non posso andare in un “barber shop” di NYC. Una volta erano italiani, oggi anche cinesi, come si vede in questa suggestiva opera di Bratt Armory. Non importa , mi basta  sapere che esistono ancora…
    Uno dei motivi per cui mi dispiace essere calvo è che non posso andare in un “barber shop” di NYC. Una volta erano italiani, oggi anche cinesi, come si vede in questa suggestiva opera di Bratt Armory. Non importa , mi basta  sapere che esistono ancora…
  9. Post di Foto

    I prospetti del “Teatro del Mondo” di Aldo Rossi (1979) esposto alla mostra “Trame”, Milano Palazzo della Triennale, ottobre 2014

    I prospetti del “Teatro del Mondo” di Aldo Rossi (1979) esposto alla mostra “Trame”, Milano Palazzo della Triennale, ottobre 2014

  10. Post di Foto

    blastedheath:

Antonio Calderara (Italian, 1903-1978), Senza titolo, 1958. Oil on panel, 23 x 30 cm.

    blastedheath:

    Antonio Calderara (Italian, 1903-1978), Senza titolo, 1958. Oil on panel, 23 x 30 cm.

    Note: 122 note

    Rebloggato da: blastedheath

  11. Text post

    L’importanza capitale delle parole

    Sono felice che Matera abbia avuto la capacità e la lungimiranza di tutelare un imponente patrimonio architettonico e culturale, davvero unico per tipologia e storia. Tuttavia è il titolo di “capitale culturale” che è fuori luogo, esagerato, anche un po’ ridicolo. Una “capitale culturale” è un luogo che concentra in sé una serie enorme di accadimenti culturali: patrimonio architettonico, artistico, culturale: mostre, dibattiti, spettacoli, concerti, università, attività editoriali, moda, costume… capitale culturale può essere Parigi, Londra, Berlino, New York, Roma (se un direttore d’orchestra non fuggisse via per la disperazione), ma dire che Matera è una “capitale” significa due cose: o che non si sa cosa sia una “capitale” o che non si conosca il significato delle parole. Quando nel 2019 sceglieranno una vera capitale della cultura diremo che siamo stati “discriminati” ma almeno il termine sarà, nel suo significato etimologico, calzante.

    Note: 1 nota

    Tag: capitale cultura

  12. Post di Foto

    Jean Dubuffet ed io a New York. In realtà Jean Dubuffet ed io non ci eravamo dati un appuntamento preciso, ma si sa come vanno queste cose, chi ama l’arte moderna e contemporanea, finisce col frequentare sempre gli stessi luoghi, così in un bel mattino di maggio a spasso per New York chi ti vado ad incontrare? Proprio lui Jean Dubuffet, uno dei miei non-scultori preferiti. Si perché considerarlo proprio uno scultore mi sembrerebbe un affronto. E’ un costruttore di forme. Il suo più grande pregio è che non si sa contenere: se gli fate costruire qualcosa vicino ad un grattacielo lui cerca di fare qualcosa in scala col grattacielo, diciamo che è un megalomane. Un po’ come me insomma. Provate a guardare il grigio metallico del grattacielo di Down Town, le forme bianche di Dubuffet, l’albero vestito del suo più bel verde primaverile, un’armonia unica. Se poi ci mettete  anche il mio manglioncino nero con polo gialla sotto, avrete capito (quasi) tutta l’arte contemporanea. 

    Jean Dubuffet ed io a New York. In realtà Jean Dubuffet ed io non ci eravamo dati un appuntamento preciso, ma si sa come vanno queste cose, chi ama l’arte moderna e contemporanea, finisce col frequentare sempre gli stessi luoghi, così in un bel mattino di maggio a spasso per New York chi ti vado ad incontrare? Proprio lui Jean Dubuffet, uno dei miei non-scultori preferiti. Si perché considerarlo proprio uno scultore mi sembrerebbe un affronto. E’ un costruttore di forme. Il suo più grande pregio è che non si sa contenere: se gli fate costruire qualcosa vicino ad un grattacielo lui cerca di fare qualcosa in scala col grattacielo, diciamo che è un megalomane. Un po’ come me insomma. Provate a guardare il grigio metallico del grattacielo di Down Town, le forme bianche di Dubuffet, l’albero vestito del suo più bel verde primaverile, un’armonia unica. Se poi ci mettete  anche il mio manglioncino nero con polo gialla sotto, avrete capito (quasi) tutta l’arte contemporanea. 

  13. Post di Citazione

    … Abbiamo forme di calore generate dallo sterco delle viscere e dallo stomaco delle creature viventi, dal loro sangue, dal loro corpo, dal fieno e dalle erbe conservate ancora umide…

    — Francis Bacon, “New Atlantis”

    Tag: bacone

  14. Post di Foto

    Renzo Piano ed io a Parigi. Questo sono io e quello dietro è il risultato di non aver regalato un “Meccano” a Renzo Piano quando era bambino, poi lui è cresciuto e si è vendicato costruendo il Centre Pompidou. Vale la pena di ricordare ai più giovani che il “Meccano” era un leggendario gioco della mia gioventù, una scatola di montaggio con tante barrette metalliche, piccoli dadi, bulloni, viti con le quali costruire, gru, piccoli strutture o, appunto un centro culturale. Ho visto il “Beaubourg” per la prima volta giovedì 10 aprile 1980: un gigantesco, coloratissimo, eccentrico, strabiliante giocattolo architettonico nel cuore antico di Parigi, tra il Marais e Beaubourg appunto, Da quel lontano giorno del secolo scorso, sono sempre tornato a vederlo, l’ho visto crescere ed invecchiare come si fa con un figlio. Ho cancellato centinaia di contatti su Facebook perchè nell’ordine hanno fatto domande o affermazioni idiote come le seguenti: 1. a cosa serve? 2. A me non piace; 3.io l’avrei fatto diversamente; 4. è un pugno in un occhio!  Se non conoscete il Cetre Pompidou, sarò  lieto di raccontarvelo in ogni dettaglio, se lo conoscete sarò lieto di condividere con Voi esperienze, emozioni, conoscenze. “Tertium non datur” come dicevano i latini.

    Renzo Piano ed io a Parigi. Questo sono io e quello dietro è il risultato di non aver regalato un “Meccano” a Renzo Piano quando era bambino, poi lui è cresciuto e si è vendicato costruendo il Centre Pompidou. Vale la pena di ricordare ai più giovani che il “Meccano” era un leggendario gioco della mia gioventù, una scatola di montaggio con tante barrette metalliche, piccoli dadi, bulloni, viti con le quali costruire, gru, piccoli strutture o, appunto un centro culturale. Ho visto il “Beaubourg” per la prima volta giovedì 10 aprile 1980: un gigantesco, coloratissimo, eccentrico, strabiliante giocattolo architettonico nel cuore antico di Parigi, tra il Marais e Beaubourg appunto, Da quel lontano giorno del secolo scorso, sono sempre tornato a vederlo, l’ho visto crescere ed invecchiare come si fa con un figlio. Ho cancellato centinaia di contatti su Facebook perchè nell’ordine hanno fatto domande o affermazioni idiote come le seguenti: 1. a cosa serve? 2. A me non piace; 3.io l’avrei fatto diversamente; 4. è un pugno in un occhio!  Se non conoscete il Cetre Pompidou, sarò  lieto di raccontarvelo in ogni dettaglio, se lo conoscete sarò lieto di condividere con Voi esperienze, emozioni, conoscenze. “Tertium non datur” come dicevano i latini.

    Note: 3 note

    Tag: arte paris moi

  15. Post di Foto

    (Fonte: ragernoir)

    Note: 15.294 note

    Rebloggato da: scotchjazzdusk

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