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Diario delle buone maniere.

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    Nice, 26 luglio

    Tanto lo sapete già: a me piace molto il mare, un po’ meno i monti, ma senza città non riesco proprio a vivere. E allora come finire una bella settimana di vacanza se non con una bella città come Nizza? E in particolare come resistere alla tentazione di tornare a vedere il MAMAC (Musée Art Modern, Art Contemporaine). La collezione del museo va visitata assolutamente per una manciata di artisti che hanno operato molto nel sud della Francia e che qui hanno alcune loro importantissime; tanto per citare, Yves Klein, Niki de Saint Phalle, Ben Vautier e Arman (ma anche molti altri da Wasselman a Torquist, da Warhol a Christo). Beh per Klein c’è poco da dire, il suo onnicomprensivo blu qui sembra trovare il suo più logico contesto: cieli e mari profondi e universali, per M.me Saint Phalle forse il discorso è più complesso ma fare un giro tra le sue snaturate creature, tra i suoi pastiches tridimensionali frutto di un’immaginazione che definire fervida, sarebbe dire poco, dà una carica e una gioia di vivere come poche altre cose al mondo. Me ne dimentico sempre quando sono davanti alla fontana Stravinskj a Parigi, ma dopo questa visita credo dovrò ricordarla più spesso. Il MAMAC però ci omaggia anche di due belle mostre, un ricordo dell’opera di Calder (non particolarmente significativa ma sempre piacevole da visitare), e una bellissima esposizione dell’opera di Juliāo Sarmento, artista portoghese, raffinato e leggermente perverso. Se si pensa all’erotismo da centro commerciale si sbaglia di grosso, ma se si studiano attentamnete le sue donne, i loro castigati tailleurs, le loro posizioni ammiccanti, le citazioni da Foucalut e le signorili allusioni al sesso e al feticismo, si noterà che siamo di fronte non ad un artista qualsiasi ma ad un grande artista. Se passaste di qui, non mancate. Poi, devo fare un’osservazione di carattere personale, ritroviamo qui, con nostro grande piacere, un’opera di una nostra amica, Enrica Borghi (una delle poche presenze italiane, con Pistoletto e Calzolari). La sua figura regale di donna, costituita da bottiglie di plastica, ci inorgoglisce e ci stupisce non poco. Daniela ebbe Enrica come studentessa al,liceo artistico, ed io, immodestamente ebbi l’onore di lavorare con lei…

    Tag: mamac nice

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    Albert Marquet, Musée dell’Annonciade, 25 luglio 2014…

    Albert Marquet, Musée dell’Annonciade, 25 luglio 2014…

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    St. Tropez, 25 luglio

    All’Annonciade si respira un po’ d’aria italiana. Il museo rispetta orari di tipo italiano, chiude misteriosamente alle diciotto in un luogo dove alle diciotto la vita è nel suo pieno e vitale clamore: caffé, locali, negozi, barche, porto, tutto pulsa di vita. Ma tant’è, approfittiamo di un giorno di tempo incerto per arrivare all’Annonciade prima delle diciotto. Anche i custodi sono, per così dire, un po’ marini… Però il Musée de l’Annonciade è un gioiellino. La superflua mostra sui “colori dell’oriente” con il solito Delacroix orientale passa del tutto inossserrvata, ma ciò che non passa inosservato sono i quattro favolosi quadri di Paul Signac che hannomoer soggetto proprio St. Tropez. Altre perle sono i tre Marquet, anche se la sua luce è molto diversa, algida e decisa ci riporta alla Francia del Nord. Qualche bel Matisse che non ricordavo como,etano la breve ma proficua visita. Insomma se capitate a St. Tropez e riusciste a staccare lo sguardo dalle donne, dalle auto di lusso, dagli yacht, ricordatevi scrigno d’arte…

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    Tag: annonciade

  4. Post di Citazione

    … I morbilli, i catarri: nel silenzio di una letteratura così intensamente “scritta” come la nostra, sorda alla memoria del passato dei “mots”…

    — Alberto Arbasino su Giorgio Manganelli in “Ritratti italiani”

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    Tag: arbasino

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    …Nei nostri casi, si può ricordare il tormentone: non avendo avuto un E.M. Foster negli anni Venti, che cosa si fa alcuni decenni dopo? E.M. Foster? Il senso delle polemiche intorno a Lampedusa e Bassani era proprio questo. Come del resto, in Portogallo e in Grecia: rifare qualche Giordano e Cilea, o comoetere con Stockhausen e Boulez? E inoltre, ricordate? Facciamo il “Criterion”, facciamo il “New Yorker”, facciamo la “Nouvelle Revue Francaise, facciamo Greta Garbo, il faccio Laurence Olivier, tu fai Marilyn Monroe. E più recentemente: facciamo il minimalismo casareccio! Senza rendersi conto che la quotidianità nell’angolo-cottura di romanetti che commentano i settimanali e il Tg2 è ancora meno interessante delle confidenze che si sentono in autobus o le telefonate della zia Pina, che esce poco di casa…

    — Alberrto Arbasino, “Ritratti italiani”

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    Tag: arbasino

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    St. Tropez, 23 luglio

    SAINT TROPEZ, 23 LUGLIO

    Io non amo il mare, sono un essere urbano, ma se c’è un posto di mare che amo, questo è Saint Tropez. Ma cosa amo di Saint Tropez? La luce alle 18.00 al porto, la Ponge con le sue lampadine colorate da paese, la Citadelle con il cimitero sul mare dive morire sarebbe proprio un peccato, il negozio di Loro Piana che espone i capi autunnali che costano come appartamenti, gli yacht con gli elicotteri posteggiati sopra e le Rolls Royce davanti, i sandali tropeziens portati dalle americane, la Place di Lyces con i giocatori di petanque, Hermes con i portaborse che aspettano fuori,le Ferrari in coda nei vicoli, i tavoli rossi di Senequier dove tutti appoggiano i piedi per fare i disinvolti, gli asciugamani di Marinette, il mercato del pesce che sembra una gioielleria, i giubbotti di pelle dei possessori di Harley Davidson, i colossali buttafuori della Vip Room, i Marquet esposti come fossero poster nelle gallerie d’arte, lo Yacha Hotel con i suoi ospiti straricchi, i russi carichi di Patek Philippe, Salama, dove il Cous cous costa più di una settimana bianca. Perché mi piace? Perché non è il mondo in cui vivo io, per questo si va in vacanza…

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    Tag: st tropez

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    Gassin, 22 luglio

    Gassin 22 luglio

    Gassin è un paese particolare. Oltre ad essere un magnifico paesetto arroccato di fronte al golfo di St.Tropez, è particolare poiché a Gassin non c’è niente. Niente tranne una cosa: restaurants. Sì è un paese che ha solo ristoranti in nome del “savoir vivre” francese per cui prima di far morire un antico borgo poiché le sue attività sono migrate altrove, ci si pensa su e senza troppo gabole, ricorsi, al Tar, raccolte di firme e tutto l’armamentario italiano, lo si trasforma in un paese-ristorante. Risultato? Sotto gli occhi di tutti: decine di ristoranti per tutte le tasche che coprono letteralmente tutta la piazza del paese, rendendolo incredibilmente vivo e favolosamente bello. Sotto il golfo. Ma si sa, siamo in Francia e di lezioni dai francesi ne dobbiamo prendere all’infinito. Avete mai letto Arbasino sulla spiaggia? Io l’ho fatto stamattina tra un bagno e l’altro e lo consiglio fortemente, sia il bagno ma soprattutto Arbasino, il più grande tra gli scrittori italiani viventi (vivente e non sopravvissuto). A domani…

    Tag: gassin

  9. Post di Citazione

    … Credo sia proprio necessario uscire ad ogni costo dal realismo a teatro: oggi non se ne può più, non ha più senso. O lameno, ha le sue ragioni d’essere nel teatro dialettale che c’entra una determinata città, un certo ambiente, certi problemi: Milano, Napoli, la famiglia, la fame, Testori, Eduardo De Filippo. Cioè la vita osservata in maniera partecipe. Ma è assurda l’idea di inventare una storia che stia in piedi su un piano nazionale. Basta del resto avere presenti le commedie che si son viste in questi ultimi tempi: in quel genere lì cento volte meglio i film di Alida Valli con Amedeo Nazzari appena prima della guerra: lì c’era già dentro tutto…

    — Alberto Arbasino, “Ritratti italiani”

    Tag: arbasino

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    Grimaud, 21 luglio

    Cogolin, La Mole, Bormes Les Mimosas, Le Lavandou, Saint Clair, Rayol, Cavalaire, La Croix Valmer, Gassin… Il Mistral ha i suoi aspetti positivi, ti costringe a non essere “spiaggiato” per forza e ti obbliga a non impigrirti. E così eccoci su e giù per la balze. Cielo di Van Gogh o Mulino di Daudet, Saint Victoire o L’Estaque, qui o ci si viene artisti o si rischia di diventarlo. Chi pensa che i colori stiano dentro i tubetti vuol dire che non c’è mai stato o se ci è stato dormiva.

    Tag: grimaud

  11. Post di Citazione

    …Purgare il romanzo di tutti gli elementi che non appartengono specificatamente al romanzo. La purezza in arte, come dovunque, è ciò che sola importa…

    — André Gide

    Tag: gide

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    Dany e Francoise

    Dany e Francoise

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    Grimaud, 20 luglio

    La Côte senza sole è come la pasta senza sale (ho sempre avuto grandi doti poetiche), ma può accadere che in questa indistinta stagione ormai sub-tropicale capiti che persino qui il sole si faccia desiderare. Niente paura, c’è sempre il piano B: si fa finta di essere provenzali radical-chic in fuga dalla vita di città. Daniela è stata “milanesa” per un bel po’ della sua vita e quindi ci riesce alla perfezione, io un po’ meno. Si compra un bel cappello di paglia “au marché de Ramatuelle”, si mette una baguette nella sporta della spesa, si siede ad un café e sfoglia “Le Monde” e guarda distrattamente una partita di “pétanque” sulla piazza del paese, mentre io guardo il mio I-Phone come un qualsiasi provincialotto italiano. Per essere perfetta Le manca qualche difetto. Poi andiamo a messa proprio come due abitanti del luogo. Il sacerdote è del Benin e, come s’usa qui, dopo la funzione, il parroco saluta i parrocchiani e turisti uno ad uno come fossero sui parenti. Anche la Messa qui a qualcosa di famigliare, e più che al sacrificio del Signore, sembra si essere stati invitati a pranzo a casa di qualcuno.

    Da qualche anno non andavamo a cena all’ Auberge des Maures. Ci andavamo tanti anni fa e prendevamo spesso i tagliolini di pasta freddi conditi con pomodorini, aglio, erbe di Provenza e salmone crudo, quando se in Italia dicevi di aver mangiato salmone crudo ti prendevano per pazzo o per norvegese non abbiente. Oggi l’Auberge ha mantenuto il suo tono elegante anche se un po’ pretenzioso. Quella che è cambiata è la clientela: non meglio identificati ex sovietici con la faccia e i modi di mercanti d’armi (o almeno, quelle che si crede siano le facce e i modi di mercanti d’armi); probabilmente i proprietari degli yacht (anzi le motonavi) ormeggiate nel porto di St. Tropez, qualche americano, alcuni avventori locali. Scomparsi gli italiani che a St. Tropez erano di casa. Oggi preferiscono località più lontane, con una storia a noi semi-sconosciuta. Sono i veri turisti (visto che anche il viaggiatore è ormai solo una figura letteraria). Io non rinuncerei alla Cote per diversi motivi: è vicina, è elegante, è mondana (ma mondana davvero); e poi “last but not least”, qui tutto parla di loro, dei miei idoli giovanili: Van Gogh, Picasso, Braque, Leger, Matisse, Eluard, Wasarely, per citarne solo alcuni. Non c’è angolo di questa terra meravigliosa che non abbia memoria del loro passaggio. Altro che Sharm-El-Sheik…

    Tag: grimaud

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    Grimaud, 19 luglio

    Cosa volete che vi dica, io sono un abitudinario e cerco di non rinunciare alle mie buone abitudini. Una di queste è venire qui una volta l’anno a ricrearmi. Non essendo un essere particolarmente marino (ma urbano) devo trovare un luogo marino ma che non mi faccia dimenticare la vita urbana. E cosa c’è sulla collina di Grimaud che ricorda la vita urbana? Niente. Qui c’è il sole che spacca le pietre, la natura selvaggia, le cicale che ti stordiscono, l’eucalipto, il rosmarino,la lavanda, i girasoli…Ma come diceva Karl Kraus di Vienna dalla collina della Gloriette si vede Berlino. Qui da Grimaud si vede St. Tropez, si sente la presenza della suavita mondana e dell’internazionalità del luogo. Francoise e Patrick che ci ospitano nel loro meraviglioso Aloasis, non amano St. Tropez, loro si sentono “campagnard” e ci vogliono sempre spedire verso impensabili arrampicate per raggiungere spiagge “sauvage” come l’escalet, dove si arriva camminando in un paio d’ore di cammino. Noi gli rispondiamo sempre di sì, a colazione è il momento della grandi promesse…Poi naturalmente non ci andiamo e restiamo al sole come due lucertole anzi come due gechi. Tanto qui la pace totale, ci sono solo inglesi intellettuali, olandesi che pascolano bimbi piccoli, tedesch poco inclini alle compagnie rumorose e francesi in fuga dalla Ville Lumiére, in totale otto-nove persone. Da qui capisco sempre molto di più sull’Europa di quello che sento al telegiornale e finisco anche col credere che non esisterà l’Europa ma certamente esistono gli europei e se fossero tutti così, sarebbero molto migliori dei loro governanti…

    Tag: grimaud

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