Log Date

Diario delle buone maniere.

Sto seguendo

  1. Text post

    Thierry Guetta

    Sei ci è riuscito Thierry Guetta, oggettivamente, potremmo arrivarci tutti. In cosa sta la differenza? Nel fatto che lui ci ha creduto…

    Tag: guetta

  2. Post di Foto

    Questo sono io al Centre Pompidou a Parigi nell’agosto del 2014. Il Centre Pompidou mi ospita da anni, ma mai aveva mi aveva dedicato un’esposizione così bella. Ah, scusate, io sono André Breton, quello accanto a me, a sinistra nella foto,  è Mario Grella, autore di questo blog. In fondo è grazie a lui che sono qui (nel blog intendo dire, al Centre Pompidou ci sono per merito mio…)

    Questo sono io al Centre Pompidou a Parigi nell’agosto del 2014. Il Centre Pompidou mi ospita da anni, ma mai aveva mi aveva dedicato un’esposizione così bella. Ah, scusate, io sono André Breton, quello accanto a me, a sinistra nella foto,  è Mario Grella, autore di questo blog. In fondo è grazie a lui che sono qui (nel blog intendo dire, al Centre Pompidou ci sono per merito mio…)

  3. Post di Foto

    Questa è l’archeologa che a dieci metri da casa mia sta lavorando ad uno scavo. Si tratta di un doppio ritrovamento: una strada romana del II o III secolo d.C. e uno scheletro probabilmente di origine medioevale… Fa un certo effetto vedere che sotto il pavé che tutti i giorni calpesto, pochi centimetri sotto, vi era seppellita una persona. Chissà chi era, chissà che età aveva quando è morta, chissà perché è morta. Riflessioni banali. Probabilmente anche quando verrà ritrovato questo blog nel mare magnum del web qualcuno si chiederà chi ero e perché ho scritto tutto ciò. In effetti me lo chiedo anch’io…

    Questa è l’archeologa che a dieci metri da casa mia sta lavorando ad uno scavo. Si tratta di un doppio ritrovamento: una strada romana del II o III secolo d.C. e uno scheletro probabilmente di origine medioevale… Fa un certo effetto vedere che sotto il pavé che tutti i giorni calpesto, pochi centimetri sotto, vi era seppellita una persona. Chissà chi era, chissà che età aveva quando è morta, chissà perché è morta. Riflessioni banali. Probabilmente anche quando verrà ritrovato questo blog nel mare magnum del web qualcuno si chiederà chi ero e perché ho scritto tutto ciò. In effetti me lo chiedo anch’io…

  4. Post di Foto

    blastedheath:

John Worsley (British, 1919-2000), A Night Air Raid over Augusta, 1943. Oil on canvas, 60.3 x 83.8 cm. Imperial War Museums.

    blastedheath:

    John Worsley (British, 1919-2000), A Night Air Raid over Augusta, 1943. Oil on canvas, 60.3 x 83.8 cm. Imperial War Museums.

    Note: 707 note

    Rebloggato da: boiardo

  5. Text post

    La Vuitton e il chupa chupa

    Chi ci è stato, lo sa già. Per quei pochi o tanti che non ci sono stati mi permetto di raccontar loro com’è il “negozio” Vuitton a Parigi. In cima agli Champs Elysées all’incrocio con l’Avenue George V, nella strada più bella del mondo come sono stati definiti gli Champs Elysées, si erge un palazzo anni Trenta con una incantevole torretta…Basta cercarne le immagini sul web per rendersi conto di persona di cosa si tratta. Quello che sul web si trova con più difficoltà è la descrizione dell’atmosfera di questo negozio-maison-museo. E’ un’atmosfera internazionale di eleganza misurata e di uno sfarzo contenuto se mi si passa l’ossìmoro. Tutto è bellezza, unicità, raffinatezza: dai modi cortesi dei portieri in guanti bianchi alla soave delicatezza delle commesse. La maison Vuitton si sviluppa su più piani all’interno della cuspide della torretta un’incantevole sala ellittica contiene una sorta di scultura di luce formata da cilindri di cristallo Baccarat. In cima al colossale palazzo, l’ormai famoso “Esapace  Culturel Louis Vuitton”, spazio espositivo per giovani artisti di respiro internazionale. Qui forse non tutti ci sono stati: accompagnati da una fotomodella che si presta a mansioni di lift si viene  accompagnati  in un ascensore completamente buio e foderato di una sofficissima e ovattatisssima pelliccia nera  che al termine della sua corsa si apre all’improvviso al sesto piano su uno spazio completamente bianco latte, lucido e scintillante dove sono esposte le opere, in poche parole una meraviglia nella meraviglia. Cosa offre Vuitton? Beh, lo sanno tutti, pelletteria, bauli, guanti, scarpe,cinture, foulard ma soprattutto borse. Chi si può permettere “una Vuitton” lo fa certamente per distinguersi o per cercare di farlo, ma comunque, vuole indubbiamente trasmettere un’immagine di sé che rimanda alla raffinatezza, al glamour, ma anche al gusto francese, alla cultura. Ora, quanto ritorno da Parigi noto che molte adolescenti posseggono una borsa Vuitton (vera o falsa che sia). Dove le vedo? Solitamente sedute per terra, sui gradini dei negozi, delle gelaterie, sul marciapiede; quasi sempre la Vuitton, abbandonata nella polvere, è abbinata ai seguenti orpelli: borchie nel naso, tatuaggi sbavati, custodie di cellulari inguardabili, occhiali a specchio da tamarra, short sconci e strappati e, sempre più spesso, dal dolciume da passeggio defninito “chupa-chupa”. So che a cinquantasei anni non si può vedere il mondo come a diciannove ma se avessi una figlia, sicuramente non le regalerei una Vuitton, risparmierei qualche migliaia di euro e con quelli la porterei a Parigi al n. 101 dell’Avenue des Champs Elysées a vedere il negozio. Non avrebbe una Vuitton, ma imparerebbe cos’è l’eleganza.  

    Note: 2 note

    Tag: vuitton

  6. Post di Foto

    Note: 173 note

    Rebloggato da: misswallflower

  7. Text post

    On the road

    Il Sig. Suranga, portiere di uno stabile vicino a casa mia, originario dello Sri Lanka mi è corso incontro e mi ha detto tutto eccitato che a poche decine di metri da noi è stato fatto un ritrovamento archeologico. Durante il rifacimento degli impianti e della pavimentazione stradale, è stata ritrovata una strada romana. L’archeologo addetto allo scavo mi ha detto che è del II secolo d. C. probabilmente rifatta nel III d.C. Ci saranno disagi nel transito, ritardi nei lavori, tutti imprecano, si lamentano, ormai è una prassi. Io sono contento. Direi emozionato. Qui, dove io passo tutti i giorni, anche un po’ distratto, diciotto secoli fa, cioè circa milleottocento anni fa, i romani costruirono una strada. Una strada che essendo sotto la mia strada era, praticamente, la strada che percorro io. Davanti alla strada romana c’è la Chiesa del Carmine che nel 1552 fu distrutta dall’esercito di Carlo V (imperatore di un impero che si definiva Sacro e Romano) e poi ricostruita a partire dal 1763. Oggi a quella bella chiesa neoclassica fa capo la comunità cristiano ortodossa della città, composta in gran parte da signore che provengono dall’Ukraina, paese che oggi è coinvolta in una sorta di conflitto con la Russia per i noti motivi. Dall’altra parte della strada c’è Casa Bossi che Antonelli edificò nel XIX secolo, “Cuore di pietra” come Sebastiano Vassalli (genovese di nascita e novarese di adozione), chimava la magnifica dimora. Vi chiederete che razza di discorso stia facendo e dove voglia andare a parare. Riflettevo oggi che se c’è una cosa stupida, questa è il campanilismo (parente strettissimo del razzismo). Sono stati i romani a costruire la strada di casa mia; sono stati loro a fare camminare su una pavimentazione i primi “novariensis”. Un tempo il ghemmese e massone Alessandro Antonelli passava su quella strada per andare al cantiere di Casa Bossi, a pochi passi dalla sua cupola. Il Sig. Suranga è cristiano e cattolico lo incontro spesso alla messa, il 22 gennaio visita con la sua famiglia lo scurolo di San Gaudenzio, come ogni novarese ed è cristiano come padre Yuri che guida la comunità ortodossa della Chiesa del Carmine, davanti alla quale passa la strada romana. Sono più che mai convinto che avesse ragione Jack Kerouak, siamo tutti “on the road”, anche se nonn lo sappiamo…

  8. Post di Foto

    Marais, Paris, agosto 2014

    Marais, Paris, agosto 2014

    Tag: paris

  9. Post di Citazione

    … Beato colui che in tutta la sua vita dice una parola di verità al Signore…

    — Saggezza ebraica

    Tag: verità

  10. Post di Citazione

    … L’arte viene sempre da altra arte…

    — Tullio Pericoli, “Pensieri della mano”

    Note: 2 note

    Tag: pericoli arte

  11. Post di Foto

    Bastille, Paris, agosto 2014

    Bastille, Paris, agosto 2014

    Note: 1 nota

    Tag: paris

  12. Text post

    Paris, 29 agosto

    Il Musée d’Orsay offre in queste settimane, tra le altre, una magnifica mostra sull’opera di Carpeaux. Chi è costui? Beh, per quei pochi che non lo conoscessero, ricordo che è stato una grandissimo scultore francese, insieme a Rude e all’onnipresente Rodin. È l’autore di gran parte della decorazione scultorea dell’Opera Garnier, del Pavillon de Flore del Louvre e di altri celebri complessi monumentali della Francia sotto Napoleone III, infatti il titolo della mostra è “Jean-Baptiste Carpeaux. Un sculpteur pour l’empire”. Orsay conserva tante opere e tanti bozzetti di Carpeaux, a cominciare dal celeberrimo gruppo “La Danse” raffiguazione allegorica eseguita per l’Opera; quello che però non avevo mai visto erano disegni e olii. Una vera sorpresa, Carpeaux si rilvela grandissimo disegnatore, come era prevedibile, ma anche un sorprendente pittore. È difficile resistere poi dall’abbandonarsi ad un giro per Orsay davanti alle “solite cose”: Renoir, Pissarro, Monet, Morisot, Caillebotte e tutto il resto. Per me è anche difficile resistere alla bellezza un po’ malata de “La decadenza dei Romani” di Couture che una volta fronteggiava “Funerali ad Ornans” di Courbet, il manifesto del Realsime che ora hanno spostato in un altra sala con un po’ di leggerezza filologica, poiché viene a mancare la corrispondenza-opposizione tra pittura dei Salon e avanguardia. A dire il vero ad Orsay ci sono altre piccole questioni che non condivido, per esempio il divieto di fotografare. Divieto privo di senso per opere riprodotte ormai ovunque, di cui Orsay sembra voler conservare il copyright. Davvero ridicolo; non ho fatto mancare alla direzione del museo un tweet di protesta ufficiale. Detto questo al Musée d’Orsay io farei volentieri il curatore, il direttore, l’impiegato, il custode o anche l’addetto alle toilette, tanto è bella e pieno di fascino questa ex stazione dove arrivavano i treni da Orléans. Per sgranchirci le gambe cosa c’è di meglio che percorrere in lungo e in largo la Rive Gauche? Per oggi optiamo per “il largo” decidendo di sprofondare verso l’Odeon (dopo aver pranzato al “Bucy” dell’omonima via, giungiamo fino al Jardin du Luxembourg, dove ci impadroniamo di due belle chaises-longues e ci godiamo il giardino, che farei vedere al sindaco della mia città (o di qualsiasi città italiana da nord a sud e da est a ovest), tanto per far capire cos’è un giardino, ammesso che lo capiscano. Saltato l’appuntamento con la nostra amica Gloria per super lavoro alla galleria, ceniamo Chez Marianne, un curiosissimo ristorante, epicerie, vineria ebraica di Rue des Rosiers; menù? Semplicissimo: Caviar d’aubergine, pastrami, kefta, taboulé, salade d’artichaut, champignon á la greque, fallafel, brick au thon, tarama, pikel, bagel, tutto in un solo piatto…Torniamo a casa lasciando alle spalle il Marais, l’Hotel de Ville e una settimana da parigini.

    Note: 1 nota

    Tag: parsi

  13. Post di Foto

    Dopo Dabit e Carnet, sono il più assiduo frequentatore…

    Dopo Dabit e Carnet, sono il più assiduo frequentatore…

  14. Text post

    Paris, 28 agosto

    Il Musée Guimet è proprio di fronte alla fermata del metro Iena, è uno stranissimo edificio della fine dell’Ottocento che ospita dal 1886 la collezione dell’industriale francese Étienne Guimet, grande appassionato dell’oriente raccolse e fondò la sua collezione a Lyon e poi la trasferì a Parigi. Detto en passant, fu anche ministro dell’istruzione (come, per fare un esempio se la Gelmini, donasse allo stato la sua collezione di Barbie). Devo ammettere di aver sempre trascurato l’arte orientale, ma di fronte ad una delle più grandi collezioni di arte asiatica fuori dall’Asia c’è da restare sbalorditi: Cina, Indocina, India, Pakistan, Corea, Giappone, Afganistan, Cambogia, Nepal…Insomma anche qui ci si sente annichiliti da una grandiosa e misconosciuta produzione artistica. Noi europei sicuramente fatichiamo a riconoscere stili, modi, e simbologie, ma è più che normale che esistano e siano anche evidenti agli occhi più avveduti. Il museo ha l’effetto di un bagno di umiltà, che non fa mai male a noi occidentali, abituati a non considerare o a considerare pochissimo l’arte orientale. Anche in questo Parigi si rivela essere una capitale (o “la” capitale mondiale dell’arte) sapendo accogliere raccolte d’arte orientale, oceanica, africana, come nessuna capitale sa fare: Musée de Branly, Court Visconti del Louvre, l’ Institute du monde arabe, il Musée Guimet (ma anche Musée Cernuschi) ed altri ancora, sono giacimenti enormi di opere che forse sfuggono al turista ma non certo allo studioso. Approfitto per visitare tre suggestive mostre all’interno del museo: la prima su “Suzuki Harunobo” un artista giapponese del XVII secolo dedito alle stampe, una, “L’envol du dragon, art royal du Vietnam” sulla diffusione di questa grande figura mitologica orientale in Vietnam. La terza, “Koinobori”, che tratta dei “Nobori” una sorta di insegne di stoffa che nel Giappone antico servivano da richiamo per attrazioni e per celebrare avvenimenti importanti. Naturalmente, biblioteca, bookshop, ristorante all’altezza della situazione. Il culto dei parigini e dei francesi in generale per l’arte e la cultura non ha riscontro nel nostro Paese, dove l’arte sembra appannaggio di una piccola parte della popolazione. Per fare un viaggio in un altro mondo basta un’ora di aereo. Per la cena è la volta di Bastille, al “Pause Café” un locale della Rue de Charonne: sedie di formica, lampade di alluminio, giradischi, piastrelle, suppellettili di bachelite, insomma un locale “vintage”; Parigi ne è piena, quelli di Bastille sono particolarmente belli e autentici. Ne ho visti molti a Chelsea a Londra e nella Bowery a NYC, in Italia pochi, pochissimi, forse qualcuno. I nostri gusti sono spesso di retroguardia, non c’è da meravigliarsi. Ho spesso visto mode e modi nascere qui e poi ho rivisto quasi le stesse cose due o tre anni dopo in Italia. Come diceva Francis Picabia, “…C’è un unico modo per essere seguiti: correre più veloci degli altri…”

    Note: 1 nota

    Tag: paris

  15. Text post

    Paris, 27 agosto

    in questi giorni al Louvre sono in mostra alcune bellissime opere che vanno dal IV secolo a.c. fino alla metà del XIX sul tema della maschera. Per la precisione “Masque, mascarades, mascarons”. Disegni, incisioni, bassorilievi, sculture, tutto preso dallo sterminato patrimonio del Louvre. Al Louvre ci si può andare per due principali motivi: per vedere le opere o per guardare i visitatori (che è un’operazione abbastanza istruttiva). Certo solitamente guardare i visitatori lo si fa dopo che si sono viste le opere e vedere tutte le opere del Louvre, è come contare i granelli di sabbia di una spiaggia: impossibile. Adesso voi crederete di sicuro che io ci vada per guardare i visitatori… Sbagliato, continuo ad andarci per vedere le opere, anche se ormai opero delle selezioni rigorosissime (per esempio questa magnifica esposizione temporanea). Devo tuttavia ammettere, che per un po’ di anni sono venuto al Louvre attratto dai visitatori. Circa nove milioni di visitatori all’anno sono una cifra ragguardevole per usare un eufemismo. Tuttavia i numeri, in questi casi, non mostrano che sé stessi se non sono conditi con l’osservazione diretta. Non sono in grado di fare delle generalizzazioni sugli stranieri, credo di saper distinguere però perché vengono al Louvre americani, orientali, parigini e italiani; di ciò sono abbastanza sicuro. Gli americani cercano al Louvre il fascino dell’Europa, solitamente non si fermano solo a Parigi ma vanno a Londra, a Roma e magari a Firenze, ma se volessero risparmiare sul Grand Tour, al Louvre trovano già tutto. Gli orientali ci vengono come per curiosare nell’armadio di uno sconosciuto: non sono affatto rapiti dalle opere, riconoscono quelle più famose e più riprodotte sulle scatole di cioccolatini, fotografano le altre; una volta terminata l’operazione si sentono la coscienza a posto e continuano a non capire un fico secco della cultura occidentale. I francesi si dividono in due categorie: i turisti paysan e i parigini che solitamente vanno per gli eventi artistici e a visitare le mostre. Poi ci sono gli italiani: loro cercano Lei. Sapete di chi parlo vero? Una volta trovata affermano che pensavano fosse più grande, fanno finta di commuoversi per il sorriso, dicono che è “bellissisma” e, i meno avveduti, dicono che i francesi dovrebbero restituircela. Poi corrono davanti al Canova, Venere di Milo e Nike. Poi sono stanchi. Hanno sempre scarpe da ginnastica, la guida del Touring e k-way e, solitamente si lamentano: è troppo grande, c’è troppa gente, i parigini “se la tirano”, le opere più belle sono italiane: “Madamina il catalogo è questo”, come avrebbe scritto Da Ponte per Mozart… Per onorare i miei poveri compatrioti vittime del sistema-Louvre ho acquistato una bellissima BD (un fumetto insomma), intitolato “Le vol de la Gioconde” disegnato da Didier Bontemps che andrà ad arricchire la mia collezione di fumetti dedicati ai grandi musei parigini. Ah sì non mi sono fatto mancare nemmeno una bella tartare al Carrefour de l’Odéon. Cenare nel Marais è per noi sempre un grande piacere: Rue des Francs Borgeois, Rue du Vieille Temple, con la Sinagoga Vecchia progettata niente meno che da Hector Guimard, Rue de Rosieres, Joe Goldemberg, Murciano, il Museo Ebraico, un luogo unico, oggi quartiere molto chic e ritrovo della comunità gay di Parigi. Ceniamo a “Les Philosophes”, locale tutelato dal ministero della cultura (come, per esempio “Procope”); già perché qui il ministero della cultura tutela anche i ristoranti storici come questo, che in cambio devono praticare prezzi equi. Un’attenzione alla cultura in senso lato che in Italia, detto onestamente e semplicemente, nemmeno ci sognamo. Il bello di Parigi, ma anche di Londra o di New York è, anche, che infilandosi in una stazione del metro, si passa dall’ebraismo e dalle librerie gay, alle donne arabe velate e alle libanesi truccatissime che devastano a suon di acquisti Cartier, Vuitton, Guerlain sugli Champs Elysées. E pensare che tra qualche giorno dovrò sentire cosa dice Calderoli…

    Tag: paris

Tumblr Theme 'Nautical' by PixelUnion