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Diario delle buone maniere.

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  1. Text post

    Lavoro

    Il lavoro è una schiavitù che ci tocca benedire…

    Tag: lavoro

  2. Post di Foto

    Non so perché ma non riesco mai a reistereval fascino della libreria Taschen di Rue St. André des arts

    Non so perché ma non riesco mai a reistereval fascino della libreria Taschen di Rue St. André des arts

  3. Post di Citazione

    …Presso i Greci, il lavoro aveva tutt’altro che una buona fama. Lo consideravano un vano agitarsi, se paragonato alla nobile attività del saggio dedito alla contemplazione. C’erano moltissime cose più interessanti da fare invece di lavorare: discutere con gli amici, bere vino tra amanti, ammirare le verità eterne, ragionare del bene comune nell’agorà. Per i Greci l’uomo libero era innanzitutto l’uomo liberato dal lavoro (…) Stessa lotta presso i cristiani: il lavoro non è altro che una punizione. Attribuirgli una funzione redentrice è insensato. Il lavoro non ripara nulla, non salva da nulla. Il concetto è molto chiaro nella Genesi: Adamo ed Eva hanno pagato, devono pagare. È proprio perché hanno commesso un atto irreparabile, devono lavorare…

    — Jules e Charles Pepin su “Linus”

    Tag: lavoro pepin

  4. Post di Foto

    fletchingarrows:

aseveredwasp:

Lawren Harris

what heaven looks like

    fletchingarrows:

    aseveredwasp:

    Lawren Harris

    what heaven looks like

    Note: 74 note

    Rebloggato da: fletchingarrows

  5. Text post

    Occasioni mancate

    La Julliard School di NYC oppure la scuola di danza dell’Opera? Peccato che mia madre non me le abbia mai proposte…

  6. Post di Video

    theparisreview:

    Henri Matisse’s illustrations for Baudelaire’s poetry collection, Les Fleurs du Mal. (via)

    Note: 574 note

    Rebloggato da: theparisreview

  7. Post di Foto

    C’est moi. Ho sempre detestato gli imbrattatori di muri. Ma ho sempre amato i graffiti di qualità. Insomma sono combattuto: mi fanno orrore eppure mi attirano. Si dovrebbe poter scegliere il “writers’ dal quale farsi imbrattare la casa. Questione di democrazia…

    C’est moi. Ho sempre detestato gli imbrattatori di muri. Ma ho sempre amato i graffiti di qualità. Insomma sono combattuto: mi fanno orrore eppure mi attirano. Si dovrebbe poter scegliere il “writers’ dal quale farsi imbrattare la casa. Questione di democrazia…

  8. Post di Foto

  9. Text post

    Guardare a est

    Guardare a est all’ora del tramonto in una giornata di sole. E’ l’unico, inspiegabile modo che conosca per liberarmi dall’angoscia. Non so esattamente il perché, lo so vagamente. Mi ricorda le giornate di sole che trascorrevo all’aperto nel giardino della vecchia casa operaia dove abitavo, tra ciminiere, ferrovie, canali. Poi ho sempre guardato a est all’ora del tramonto dal balcone della mia stanza nell’appartamente “moderno” in cui sono andato ad abitare. Ho continuato a guardare a est a Parigi dalla Tour Eiffell o verso l’abside di Notre Dame, ho guardato a est a Milano in Piazza Fontana, ho guardato ad este a DUMBO (Nyc) oltre il Manhattan Bridge, ho guardato a est dallo Shard a Londra. Continuo a guardare a est al tramonto e piano piano l’angoscia passa. Non chiedetemi il perché, ma provate.

    Note: 2 note

    Tag: est

  10. Post di Citazione

    …Mi sono reso conto che era una sciocchezza cercare di introdurre l’informazione politica nel corpo del romanzo perché ciò ne avrebbe per forza raffreddato il contenuto drammatico (…) l’elemento storico va a sovrapporsi a quello letterario…

    — Julio Cortazar, “Lezioni di letteratura”

    Note: 1 nota

    Tag: julio cortazar

  11. Post di Foto

    "Man Ray, Picabia et la Revue Litterature", centre Pompidou, Parigi, agosto 2014

    "Man Ray, Picabia et la Revue Litterature", centre Pompidou, Parigi, agosto 2014

  12. Post di Citazione

    …Uno scrittore straordinariamente intelligente come George Perec ha scritto un libro che si intitola “La scomparsa” . Quando uno inizia a leggerlo si stupisce di quel titolo, perché apparentemente non scompare nessuno, ma, avanzando nella lettura, nota che nello stile c’è qualcosa di strano (…)ci rendiamo conto che quella che è scomparsa è la vocale “e”. In tutto il libro non c’è una sola “e”. Come dicono i francesi “Il faut le faire!” Davvero! Mi posso immaginare le notti insonni di Perec a cercare di costruire una frase senza nessuna “e” quando in più lui si chiama Perec e ha due “e” solo nel cognome (…) Senza voler essere troppe severo, dato che si tratta di problemi complessi, noto nella narrativa francese degli ultimi anni una propensione alle ricerche ingegnose, a base di trovate retoriche come quella di cui ho parlato…

    — Julio Cortazar, “Lezioni di letteratura”

    Note: 2 note

    Tag: cortazar perec

  13. Post di Foto

    arsvitaest:

Lionel Walden (American, 1861-1933), Cardiff Docks, 1894. Oil on canvas. Musée d’Orsay, Paris.

    arsvitaest:

    Lionel Walden (American, 1861-1933), Cardiff Docks, 1894. Oil on canvas. Musée d’Orsay, Paris.

    Note: 1.073 note

    Rebloggato da: blastedheath

  14. Text post

    La fila per Van Gogh o la fila per l’I-Phone per me pari son…

    Fare la fila per acquistare un l’I-Phone è esattamente come fare la fila per andare al mare, per acquistare il panettone a Natale, o per andare a vedere Milan-Inter. Ti dirò di più,fare la fila per acquistare un I-Phone è la stessa cosa che fare la fila per vedere Van Gogh. Il punto non è questo. Il punto è cosa si fa con l’I-Phone e come si modifica la nostra percezione del mondo dopo aver visto Van Gogh. Sono le intenzionalità che ci rendono diversi.

    Note: 1 nota

    Tag: i-phone van gogh

  15. Post di Foto

    "Bettina", Galleria Sozzani, Milano, settembre 2014. Mostra su Bettina Graziani

    "Bettina", Galleria Sozzani, Milano, settembre 2014. Mostra su Bettina Graziani

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