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Diario delle buone maniere.

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  1. Post di Citazione

    … è meglio essere un cattivo cattolico che un buon eretico…

    — Gianlorenzo Bernini

  2. Post di Foto

    La modella Kate Moss in una fotografia di Mario Testino alla Pinacoteca Agnelli, Lingotto, Torino

    La modella Kate Moss in una fotografia di Mario Testino alla Pinacoteca Agnelli, Lingotto, Torino

  3. Text post

    Mario Testino

    Apparentemente le foto di moda sono banali, si dice patinate, non solo per riferirsi al fatto che sono stampate sulla carta patinata delle riviste (oggi con il web la questione si complica), ma anche perché con quel termine si vuol significare, dispregiativamente, che la foto è frutto di una messa in posa, è in un certo senso stereotipata, seriale, prevedibile. Eppure non è così. Non ci sono a rigore fotografie stereotipate (lo affermava già Roland Barthes nel suo famoso saggio sulla fotografia, La camera chiara); da qualche anno frequento la fotografia di moda. Ho incominciato leggendo In Vogue un possente volumone sulla celebre rivista di moda con una bella prefazione di Franca Sozzani, poi ho incominciato a guardare attentamente le fotografie nelle mostre da Viramontes a Makos e ho incominciato ad apprezzarla. La mostra di oggi alla Pinacoteca Agnelli del Lingotto di Torino me ne ha dato la conferma definitiva. Mario Testino è un grande fotografo di moda di origine peruviana. Ho provato a guardare oltre l’icona rappresentata e ho scoperto come d’incanto che oltre l’icona c’è il viso, il corpo, il vestito, insomma oltre l’iconismo c’è comunque l’oggettività. La fotografia di moda continua a rappresentare ma oltre alla rappresentazione siamo chiamati all’osservazione attenta del rappresentato. In questo la foto di moda è solo una variante non troppo difforme della foto d’arte. In questi anni ci siamo abituati a vede a discapito dell’osservare, come ci siamo abbandonati troppo al giudicare invece che al capire. Ma siamo ancora in tempo, almeno io sono ancora in tempo.

  4. Post di Foto

    wasbella102:

Pablo Picasso, postcard to Jean Cocteau
1919

    wasbella102:

    Pablo Picasso, postcard to Jean Cocteau

    1919

    Note: 1.958 note

    Rebloggato da: microlina

  5. Post di Foto

    wildluna:

Gustav Klimt

    wildluna:

    Gustav Klimt

    Note: 829 note

    Rebloggato da: selene

  6. Text post

    I tre Ferragosti

    Il Ferragosto è una triplice circostanza. La prima, la più ovvia e, se posso dirlo, la più banale, la più scontata è quella delle grigliate, delle gita al mare o al lago, in montagna o in campagna: questa circostanza, oltre a non interessarmi, mi infastidisce anche un po’. Chi mi conosce sa che sono un po’ orso ma orso di città, quello che sta meglio al giardino zoologico che in cima a un monte. Poi c’è un Ferragosto molto più concreto, quello della Assunzione in cielo della Madonna. Dopo la dormizione, durata tre giorni (come il permanere del Signore nel sepolcro), la Madonna viene accompagnata in cielo dagli angeli. Una festa dimenticata da molti credenti, come tante altre. C’è infine, un Ferragosto molto più particolare: oggi è la giornata di Gabriele Basilico. Chi è Gabriele Basilico? È un fotografo. Cosa fotografa? Città. A cosa somigliano le sue città? A tristi e stupide giornate di Ferragosto.

  7. Post di Video

    99 Locations of New York

    (Fonte: vimeo.com)

  8. Post di Citazione

    …In Italia la letteratura m’interessa nella misura in cui testimonia la sua insoddisfazione, non nella misura in cui suppone di distribuire talismani. Mi pare che, in genere, si tenda a far credere d’aver nelle mani una giustificazione della vita, una speranza obiettiva ed esterna che dia alla vita una ragione sicura e preventiva…

    — Intervista a Giovanni Testori in “Ritratti italiani” di Alberto Arbasino

  9. Post di Foto

    Scrive Meyer Schapiro: “… He has endowed these faces with bodies of a congruent nature-humpy , imperfect bodies of men who sit long at work, or live in prayer and selfless thought; bodies of a clumpy articulation, the shoulders hunched, the hands often clasped, whithout grace or firmness, the opposite of the bland Greek and Renaissance figures wich are well-muscled and balanced, so lithe and supple…

    Scrive Meyer Schapiro: “… He has endowed these faces with bodies of a congruent nature-humpy , imperfect bodies of men who sit long at work, or live in prayer and selfless thought; bodies of a clumpy articulation, the shoulders hunched, the hands often clasped, whithout grace or firmness, the opposite of the bland Greek and Renaissance figures wich are well-muscled and balanced, so lithe and supple…

    Note: 1 nota

    Tag: schapiro chagall

  10. Post di Foto

    Tamara de Lempicka - La Tunique Rose, 1927. Ha saputo far essere sensuale anche una certa mascolinità. E mi chiedo come…

    Tamara de Lempicka - La Tunique Rose, 1927. Ha saputo far essere sensuale anche una certa mascolinità. E mi chiedo come…

    (Fonte: sulphuriclike)

    Note: 485 note

    Rebloggato da: selene

    Tag: de lempicka

  11. Post di Citazione

    …I do not mean to say that Chagall followed an already established theological design in selecting th subjects for his plates. But his choices, with all their singular personal elements., fall into three significant groups: a) the great ancestors who founded the Jewish communityand received from God a convenant and law; b) the achievment of nationhood with Joshua, Samson, David and Salomon; c) the prophets of the misfortunes and consolation of Israel…

    — Meyer Schapiro, “Les illustrations de Chagall pour la Bible”

  12. Post di Foto

    colin-vian:

  Mantha Tsialiou  

    colin-vian:

      Mantha Tsialiou  

    Note: 15 note

    Rebloggato da: colin-vian

  13. Post di Foto

      Paul Gustave Fischer - A Rainy Day

Un tempo, posso dire, quando ero giovane, le giornate di pioggia mi piacevano. Forse per via del fatto che in autunno, nella mia città pioveva pressoché in continuazione. Oggi mi piacciono molto meno, ma non so mai resistere ad un paesaggio urbano con pioggia. Forse perché è una pioggia “rappresentata”…

    Paul Gustave Fischer - A Rainy Day Un tempo, posso dire, quando ero giovane, le giornate di pioggia mi piacevano. Forse per via del fatto che in autunno, nella mia città pioveva pressoché in continuazione. Oggi mi piacciono molto meno, ma non so mai resistere ad un paesaggio urbano con pioggia. Forse perché è una pioggia “rappresentata”…

    Note: 30 note

    Rebloggato da: colin-vian

    Tag: pioggia

  14. Text post

    Cimiez, Chagall, Shapiro

    In un caldo e splendente pomeriggio dello scorso mese di luglio, sono tornato a visitare il Musée National du Message Biblique Marc Chagall, in cima alla lussureggiante collina di Cimiez a Nizza. Ero partito per le vacanze con the New Yorker in formato digitale sul mio I-Pad, visto che da quando sono tornato da Londra ad aprile, ho sentito la forte necessità, direi l’urgenza, di riuscire a leggere libri (soprattutto cataloghi d’arte), in inglese. So di essere metodico nelle mia cose, forse un po’ maniacale e così mi sono ripromesso di acquistare ove possibile libri in lingua inglese. Dopo la visita allo stupefacente museo, mi sono attardato, come sempre, nel book-shop. Ho subito adocchiato un piccolo volumetto delle edizioni Musées de France. Naturalmente, essendovi a disposizione il testo in più lingue , ho scelto quella in lingua inglese, benché il titolo fosse Les illustrations de Chagall pour la Bible. Mia moglie, mi ha fatto notare che essendo in Francia, in un museo francese, avrei dovuto acquistarlo in francese, visto che anche Chagall era francese d’adozione… Ma la mia cocciutaggine ha avuto la meglio e così l’ho acquistato in inglese. Tornato a casa, ho notato che l’autore dei commenti alle tavole di Chagall era Meyer Schapiro, che non ha bisogno di presentazioni, e con mia grande sorpresa ho scoperto che il testo originale fu scritto in inglese. La piccola edizione riporta anche un utile testo a fronte in francese. Perché ho raccontato questa apparentemente insignificante storiella? Non lo so esattamente. Almeno non so esattamente perché la racconto a voi, ma so perfettamente perché la racconto a me stesso. Perché i libri mi hanno sempre raccontato una storia che non è solo quella scritta nel testo. Mi hanno sempre indicato una via. Forse si chiama casualità, forse si chiama destino, ma i libri ci parlano sempre di qualcosa che non conosciamo o di qualcosa che conosciamo benissimo. Ci parlano di noi.

  15. Post di Foto

    audreylovesparis:

Paris

    Note: 57 note

    Rebloggato da: colin-vian

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